La fortuna e la malizia dei vincenti

Mg Genova 10/11/2018 – campionato di calcio serie A / Genoa-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport
nella foto: e sultanza gol Fabian Ruiz

Il post Champions, il Genoa che non vince da un mese e la relativa voglia di riscatto, la sosta per le Nazionali alle porte: sono soltanto alcune delle tantissime insidie che vi abbiamo raccontato e ricordato della trasferta di Marassi. Che Ancelotti decide di affrontare con la migliore formazione possibile: non rischia e accantona il turnover ardito delle ultime uscite in campionato; gerarchie finalmente chiare, palesi. Milik e Zielinski in luogo dell’acciaccato Mertens e Fabian, Hysaj torna a destra, e poi i soliti noti: segno che anche il tecnico emiliano ha scelto i suoi fedelissimi, ai quali chiede un ultimo sforzo per chiudere al meglio il secondo blocco di questo mini torneo che ci porterà dritto sino a Natale. L’atteggiamento iniziale è quello giusto: il Napoli è alto, padrone del campo e propone tanti uomini in area. Insigne colpisce il palo e sembrano esserci tutti i presupposti per dormire sonni tranquilli. Da lì, però, il festival degli orrori: polacchi non pervenuti, Zielinski perde uno stupido pallone nella metá campo del Genoa, che ne approfitta e con Kouame’ passa in vantaggio. Distrazione collettiva: palle perse, scarso equilibrio a centrocampo, e i troppi contropiedi subiti sono la cartina di tornasole d’un primo tempo complicatissimo. Davanti qualche errore banale, di misura ma anche uno scarso feeling con il gol: quello che manca a Milik, ad esempio, che ad oggi non segna manco a porta vuota. Clamorosa rete fallita: nessun alibi, nessun miracolo di Radu, trattasi d’una ghiotta, ghiottisima chance sciupata. Via, allora, alla rivoluzione ancelottiana: fuori i disastrosi Zielinski e Milik, al loro posto Fabian e Mertens ed è immediatamente un altro Napoli. Mertens suona la carica e risveglia i suoi con un paio di squilli. Poi il diluvio su Genova: campo impraticabile, pozze ovunque sul terreno di gioco e match temporaneamente sospeso. Alla ripresa, la rimette in piedi Fabian: mancino a giro e conti riaperti. Preziosa la fisicità dello spagnolo, eccellente la mossa di Carlo Ancelotti che legge perfettamente l’andamento della sfida affidandosi all’artiglieria pesante. È 1-1 ma parecchie zone del campo – la fascia sinistra del Napoli in particolare – sono ancora inzuppate d’acqua ed il pallone fatica a scorrere via veloce. Una partita che più sporca non si poteva, degna delle migliori pellicole fantozziane. Che porti a casa soltanto in un modo: su sviluppi d’un calcio piazzato. L’ha decisa e portata a casa così il Napoli: conquistandosi – con Fabian che scodella e la sbatte sulla mano d’un genoano – una punizione laterale e sfruttando una mischia in area. È autogol. È rimonta Napoli che porta a casa tre punti importantissimi. Per mettere pressione alla Juventus e staccare momentaneamente l’Inter. Il Napoli sbanca uno stadio che quest’anno pareva maledetto e che è storicamente assai ostico. Lo fa di forza, di carattere, e con un pizzico di fortuna. Una serata che certifica l’assoluta genialità di Ancelotti e che riporta a galle anche tante certezze e sentenze estive: la bocciatura di Milik è tutto dire. In caduta libera il 99; incredibilmente involuto pure il compagno di merenda Zielinski. Riflessioni e spunti critici, ma soprattutto tre punti in più: ed è veramente l’unica cosa che conta.

 

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