LA PROMOZIONE DEL 1965

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La Partenope Rugby aveva vinto lo scudetto, la Partenope Basket era stata promossa in Serie A, il Napoli Calcio di Fiore e Pesaola era stato promosso in Serie A, mostrando subito di voler assumere un ruolo di primo piano nella massima Serie, andando ad acquistare fuori classe del calibro di Sivori e Altarini.Ma questa è un’altra storia che appartiene alla stagione 1965/66 che terminò con un inaspettato, entusiasmante 3° posto, massimo risultato fino a quel momento raggiunto da una squadra neo-promossa.

Tornando all’antefatto della promozione del 1965, ricordiamo che il 25 giugno del 1964 il Notaio Monda ratificò la costituzione della Società Sportiva Calcio Napoli che rilevava la precedente Associazione Calcio Napoli. Lauro ebbe la Presidenza Onoraria, oltre al 40% delle azioni, mentre a Roberto Fiore toccò la Presidenza, pur non essendo il maggior azionista.Fiore si mise subito alacremente all’opera acquistando elementi del calibro del libero Zurlini dello stopper Panzanato, dell’attaccante Bean, del portiere Bandoni. Dopo una stagione a Catania, fece ritorno anche la punta Fanello. Ma, prima di tutto questo, il Presidente pensò bene di richiamare, per accomodarsi sulla panchina Azzurra, Il “Petisso” Pesaola già condottiero della squadra che aveva conquistato la promozione e la Coppa Italia nel 1962.

Il ritiro della squadra fu fissato a L’Aquila e nel capoluogo Abruzzese un fiducioso e ottimista Pesaola non esitò a dichiarare    “andremo senz’altro in A, ho la squadra in pugno…”.In quel Napoli, oltre ai talenti indigeni, Totonno Iuliano ed Enzo Montefusco, esplose definitivamente Jarbas Faustinho Canè, in una squadra in cui ancora spiccavano le piroette di Juan Carlos Tacchi, il genio (pur se al tramonto), di Fraschini  la potenza di Corelli, protagonista del successo in Coppa Italia di tre anni prima.Decisivo alla fine fu anche il contributo di Flavio Emoli, capitano di tante battaglie con la maglia bianco-nera della Juventus.

La stagione partì subito bene, con la sola sconfitta di Trani, in Puglia, nei primi 15 incontri corredati da 5 vittorie e 9 pareggi. Ma alla fine del girone di andata, proprio i troppi nulla di fatto relegavano gli Azzurri alla sesta posizione , con un Pesaola contrariato dalle voci di un possibile arrivo a Napoli di Helenio Herrera.Capitan Emoli mandò allora un suo proclama ai tifosi, alla vigilia di un soffertissimo successo ottenuto in casa con il Modena. La successiva sconfitta casalinga con il Padoa, fece temere il peggio, ma la domenica seguente la vittoria per 2 a 0 sul campo dei “Tigrotti” della Pro-Patria di Busto Arsizio dette il via ad una fantastica cavalcata finale con ben 7 vittorie, 4 pareggi, una sola sconfitta a Lecco.

L’apoteosi arrivò con l’ultimo match, vinto per 3 a 1 in quel di Parma, con la Galleria Umberto I° a Napoli gremita di tifosi che ascoltavano la radiocronaca ( allora non c’era la partita di Serie B alla televisione ) e con la città emiliana invasa da 15 mila tifosi azzurri che festanti al termine della partita…entrarono in campo.Qualcuno, profittando del momento di euforia collettiva, tentò di sfilare il portafoglio al Comandante Lauro, per Fiore fu necessaria una iniezione di coramina, il “Petisso” fu portato in trionfo.Il tripudio continuò all’arrivo della squadra alla stazione, come del resto accaduto in questi giorni, proseguì nelle settimane successive. La Festa di Piedigrotta quell’anno fu anticipata per davvero…ma stava iniziando, con Omar, Josè e Totonno, una delle più fulgide stagioni del calcio partenopeo.  

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