Lo Zibaldone azzurro: Napoli-Rangers dalla A alla Z

Riviviamo la partita di ieri sera con il classico gioco dell’alfabeto 

Approccio da killer per il Napoli: sedici minuti ad altissimi livelli per siglare due reti e archiviare immediatamente la pratica. Semplicità.

Basta non perdere con più di tre reti di scarto per guadagnarsi un primo posto nel raggruppamento che sarebbe ampiamente meritato per quanto fatto vedere dal Napoli.

Clamoroso il modo in cui gli azzurri riescono a sbarazzarsi degli avversari con una serenità e una spensieratezza senza precedenti. Cambiano gli interpreti, ma non la supremazia.

Dominio totale dal primo all’ultimo istante: i Rangers non sono mai riusciti a rendersi davvero pericolosa. Soltanto un tiro smorzato dalle parti di Meret.

Elmas agisce da mezzala disputando una buona prova, rendendosi propositivo in fase di costruzione, costantemente nel vivo del palleggio.

Fraseggio pulito, ordinato e armonico. Dirige, neanche a dirlo, Stanislav Lobotka che non si fermerebbe neanche per un istante. Gli vengono risparmiati soltanto i minuti conclusivi.

Girandola di sostituzioni nella ripresa: spazio anche per Zerbin, Gaetano e Zanoli che possono così assaporare il clima Champions, contribuendo alla magia prodotta dal resto dei compagni.

Hirving Lozano entra nel finale di gara, mettendosi in evidenza con qualche ottima progressione e in alcune ripartenze che potevano andare a buon fine. Vivace.

Incantevole il corner dalla sinistra di Raspadori, che mette la sfera nella zona di Ostigard e l’opera viene completata magistralmente. Chapeau.

Lusso di tenere fuori giocatori del calibro di Osimhen, Kvaratskhelia, Anguissa e quasi completamente Zielinski in una gara di Champions League dopo due anni di assenza. Entusiasmante.

Mostruoso Kim, che è sempre ineccepibile nelle uscite e negli interventi in chiusura. Si prende l’ovazione del pubblico in occasione di una protezione palla perfetta nella prima frazione di gioco.

Netto il gap di Napoli e Liverpool rispetto alle altre compagini del girone. Un divario abissale, messo in discussione soltanto nella gara di Anfield tra i reds e i lancieri. Giusto giocarsi la “finalina” per il primo posto all’ultimo appuntamento di questa prima fase.

Ormai aumenta sempre di più la lista degli allenatori che trovano alibi e si appellano inspiegabilmente alla fortuna per giustificare sonore sconfitte al cospetto del Napoli. Anche van Bronckhorst partecipa al banchetto.

Piede fatato di Mario Rui, il quale pennella un cross perfetto per la testa di Giovanni Simeone per il momentaneo raddoppio. Sforna assist in quantità notevole.

Quinto successo consecutivo nel girone di Champions: una striscia impensabile alla vigilia di questo girone, che si presentava molto più complesso del previsto.

Riposo con la palla tra i piedi: manifestazione di potenza assoluta da parte di una squadra che fa ciò che vuole imponendo il proprio possesso nella maniera preferita.

Sensazione Leo Ostigard. Prima gara in Champions per lui e prima marcatura in maglia partenopea. Prestazione eccellente in marcatura, coronata dalla bellissima incornata vincente nel finale. Partecipa anche lui alla grande bellezza.

Traversa piena colpita da Ndombele, autore di un’ottima prova e in evidente crescita anche dal punto di vista fisico ed atletico. Novanta minuti che danno fiducia.

Unico come calciatore e come persona: rispetta tutti, non dice una parola fuori posto e quando trova spazio risponde sempre a suon di gol. Il Cholito Simeone ne fa altri due regalandosi una notte da sogno. Nel cuore dei napoletani.

Venti gol in cinque partite di Champions League: una statistica pazzesca, a dimostrazione del cammino europeo mostruoso di questo gruppo.

Zero reti incassate dal Napoli: si tratta del secondo match europeo con la porta blindata. La partita più abbordabile fin qui, con un controllo spaventoso.

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