Lo zibaldone di Barca-Napoli
Riviviamo la partita di ieri con il classico gioco dell’alfabeto
Approccio che sembrava anche positivo, con gli azzurri che hanno iniziato a giocare con personalità. Dal decimo minuto in poi due fiammate del Barça hanno tagliato le gambe agli ospiti.
Baricentro piuttosto avanzato, indice di consapevolezza e qualità. Il problema è che dietro i partenopei continuano a fare acqua da ogni parte.
Cubarsi nominato man of the match dal’UEFA. Un grande riconoscimento per l’ennesimo talento cristallino cresciuto tra le fila dei catalani, che tra l’altro ha avuto il merito di limitare ottimamente un cliente come Osimhen.
Due minuti, poco più, che hanno compromesso il discorso qualificazione. Il Napoli ha esaltato le caratteristiche e le peculiarità dei catalani, subendo due gol piuttosto evitabili.
Errore grossolano da parte di Lindstrom, che a dieci minuti dal termine getta alle ortiche la chance di pareggiare i conti. Colpo di testa al lato su un cross perfetto di Olivera. Enorme rammarico.
Finalizzazione sicuramente da migliorare: il Barça, nonostante la superiorità tecnica, concedeva tanti spazi nelle retrovie e il Napoli non ha avuto il merito di approfittarne.
Gara in cui il Napoli ha mantenuto il possesso per larghi tratti: sicuramente una prestazione non ampiamente negativa, ma senza palla c’è ancora un lavoro enorme da compiere.
Handicap costante caratterizzato dalla mancanza di un centrale veloce e di rottura. In partite del genere l’assenza di un calciatore di queste caratteristiche fa tutta la differenza.
Implacabile Lewandowski, che al primo pallone utile si fa trovare pronto e chiude la partita. Uomo copertina in entrambe le gare degli ottavi di finale.
Lamine Yamal continua a stupire con la sua fantasia geniale, nonostante la sua giovanissima età. Un fuoriclasse già da ora, destinato a fare la storia di questo Barcelona e di quello che verrà.
Meret ha il merito di compiere un gran numero di parate, mantenendo in vita il Napoli in diverse circostanze. Prova più che positiva da parte del friulano.
Novanta minuti piacevoli per gli spettatori neutrali. Al di là del punteggio, Barcelona e Napoli se la sono giocata a viso aperto fino all’ultimo istante.
Opportunista Fermin Lopez, abile a farsi trovare al posto giusto nel momento giusto per poi insaccare in modo glaciale sull’assist di Raphinha.
Prestazione ottimale da parte di Politano, che sulla corsia di destra dà sempre la sensazione di poter far male con i suoi guizzi. Protagonista in occasione del gol di Rrahmani; quando esce il Napoli si affievolisce.
Quarto/quinto posto che resta l’obiettivo unico e principale per i prossimi mesi. Bisognerà fare di tutto per racimolare punti fondamentali in una corsa disperata per salvare la stagione.
Rrahmani si conferma marcatore di tutto rispetto dopo i sigilli con Salernitana a Sassuolo: inserimento con i tempi giusti e sinistro educato a fil di palo.
Straripante Joao Cancelo, autore di una prova offensiva strepitosa. Ci mette lo zampino nella circostanza del vantaggio, poi segna di rapina dopo soli due giri di lancette. Tra i terzini più forti in circolazione.
Traversa colpita allo scadere da Mathias Olivera, che quantomeno poteva concedere un forcing finale disperato agli azzurri. Andato tutto nel verso sbagliato.
Un intervento prodigioso di Ter Stegen sul colpo di testa ben indirizzato da Di Lorenzo nella seconda parte della prima frazione di gioco: il portiere del Barça torna ad essere ultra decisivo.
VAR che a sorpresa non interviene in occasione del pestone evidente di Cubarsi sul piede di Victor Osimhen in area di rigore. Episodio a dir poco dubbio, per non dire altro, che meritava almeno un consulto tecnologico.
Zona Europa a cui tenersi aggrappati per proseguire il ciclo di partecipazioni consecutive in giro per il continente. Fondamentale ottenere almeno questo traguardo.

