Manna e un mercato invernale incompleto!

Il mese di gennaio ha messo in luce tutte le contraddizioni del Napoli e, soprattutto, della gestione del mercato affidata a Giovanni Manna, direttore sportivo azzurro. Un mercato lento, macchinoso, privo di visione immediata, che ha lasciato la squadra scoperta proprio nel momento più delicato della stagione.

L’assenza di interventi a centrocampo rappresenta il punto più critico di una sessione che rischia di pesare come un macigno sul cammino del Napoli, ormai già fuori dalla Champions League.

Manna può essere parzialmente giustificato dalle limitazioni economiche, ma non assolto. Il ruolo di un direttore sportivo è anticipare i problemi, non subirli. Il mercato di gennaio ha certificato una gestione passiva, che lascia Conte con poche soluzioni e il Napoli con l’obbligo di sperare che nessun altro equilibrio si rompa.

È vero che il club è stato costretto a operare a saldo zero. Dopo gli investimenti importanti dell’estate, il margine di manovra era ridotto. Tuttavia, questa condizione non può diventare un alibi totale. La campagna acquisti estiva, infatti, porta anche la firma di Manna. Alcuni giocatori arrivati con grandi aspettative, e voluti da Antonio Conte, si sono rivelati inadatti alla gestione del tecnico leccese. Lucca e Lang sono già stati ceduti, mentre Beukema è stato apertamente giudicato poco affidabile dallo stesso allenatore.

Qui nasce la contraddizione principale. Se gli errori estivi sono evidenti, il mercato di riparazione avrebbe dovuto rappresentare un’occasione per correggerli, anche con operazioni creative e mirate. Invece Manna ha perso tempo, muovendosi con eccessiva prudenza, senza mai affondare il colpo dove serviva davvero. L’arrivo dei due brasiliani, Allison e Giovane, appare una scommessa per il futuro più che una risposta alle urgenze del presente.

Il reparto più in difficoltà resta il centrocampo, ed è qui che la gestione di gennaio diventa difficilmente difendibile. Lobotka e McTominay stanno tirando la carretta da settimane, senza reali alternative di livello. Anguissa è un’incognita totale: non si sa quando tornerà e in quali condizioni. In questo contesto, non intervenire è una scelta grave, che espone la squadra a rischi tecnici e fisici evidenti.

Serve una riflessione profonda sulla programmazione, perché senza interventi strutturali il Napoli rischia di compromettere obiettivi e credibilità. Gennaio era il momento di agire. Non farlo significa assumersi responsabilità precise, oggi e per il futuro. Specialmente in un campionato logorante, dove la profondità della rosa fa la differenza nelle fasi decisive della stagione.

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