Napoli corsaro a Cagliari, ma con il fiatone!
La vittoria esterna del Napoli sul campo del Cagliari, maturata con un risicato 0-1 e con annessa sofferenza nel finale, racconta una squadra dai due volti, sospesa tra concretezza e limiti evidenti.
Partiamo dalle buone notizie, che non sono poche: gli azzurri infilano la quarta vittoria consecutiva dopo Verona, Torino e Lecce, dando continuità a un percorso che, almeno nei numeri, restituisce solidità e ambizione. Il successo in Sardegna vale, almeno temporaneamente, il secondo posto in classifica, un risultato che fino a qualche settimana fa sembrava meno scontato. Inoltre, l’ultima sconfitta resta quella contro l’Atalanta, una gara segnata anche da decisioni arbitrali discutibili che avevano penalizzato oltre misura il Napoli.
Eppure, sotto questa superficie positiva, emergono crepe che non possono essere ignorate. Le vittorie arrivano tutte con uno scarto minimo, segno di una fase offensiva che fatica terribilmente a costruire gioco e occasioni. La squadra e il suo tecnico si affidano più alle giocate dei singoli che a un’idea collettiva strutturata.
In questo senso, le scelte di Conte fanno discutere: nei finali di partita il Napoli arretra sistematicamente, difendendo il vantaggio con un atteggiamento quasi da provinciale. Una strategia che porta punti, ma anche una sofferenza eccessiva e spesso evitabile.
A preoccupare è anche il messaggio mentale che arriva da alcune decisioni, come quella di non schierare dal primo minuto il giocatore offensivo più talentuoso, Alisson. Una scelta che sembra tradire una certa diffidenza verso il rischio e una preferenza per l’equilibrio, anche a costo di impoverire la manovra.
In sintesi, questo Napoli è efficace ma poco brillante: vince, ma non convince pienamente.
Bene nel risultato, dunque, ma meno nella testa e nell’approccio. Senza gioco anche i risultati rischiano di diventare più fragili.

