Napoli devi lottare per l’orgoglio!

Ha segnato tutto il reparto d’attacco. 

Questa potrebbe essere la  fotografia che vien fuori dalla sfida di questa sera contro l’Udinese, ma sono molte altre le sfumature da analizzare.

I friulani sono stati arcigni, tignosi, ci hanno messo impegno tanto da segnare due goal in sei minuti pareggiando una partita che alla mezz’ora del primo tempo poteva essere tranquillamente chiusa. Complice l’evidente malessere di Ospina – dopo il duro scontro con Pussetto – le due reti dei bianconeri hanno fatto vacillare le sicurezze di un Napoli che sentiva sul collo il fiato di un Milan, atteso allo scontro fratricida del derby di stasera, sempre più vicino. Poi i goal : Younes, Callejon , ormai il “solito” Milik e finalmente Dries Mertens.

Ha segnato tutto il reparto di attacco e verrebbe da chiederci di cosa ci lamentiamo se si sono siglate quattro reti contro un’Udinese buona ma non brillantissima. E veniamo al punto: il Napoli quando si ricorda di fare il Napoli ci piace, a tratti ci esalta. 

Ma la partita è fatta di novanta minuti e la squadra per lunghi momenti risulta stanca e ferma, un esempio su tutti Allan. La mollezza del brasiliano in mezzo al campo ci porterebbe a chiedere a Carlo Ancelotti prima, a Cristiano Giuntoli poi e in fine al presidente come si possa lasciare una squadra senza mediani, avallando cessioni di medio e grande prestigio.

Sembrano esserci dei problemi sul versante tattico quindi – che  si recuperano con la tecnica – ma quando la tecnica viene meno, un caso su tutti lo Zielinski visto in campo stasera , il Napoli fatica e anche tanto. Non per la bravura degli avversari, ma proprio perché siamo una squadra potenzialmente fortissima ma che nell’atto – molte, troppe volte in questa stagione – non riesce ad esprimersi al meglio.

Di cosa ci lamentiamo se questa squadra stasera ha fatto quattro goal? Superficialmente del nulla.

Ma sappiamo ed è certo che lo sappiano anche ai piani alti del Napoli, che dopo questa annata di “riflessione” la piazza merita di essere accontentata : non si può distruggere qualcosa che non si è ancora costruito. Questa costruzione può e deve avvenire attorno a pilastri come Kalidou Koulibaly, a giovani come Meret e a certezze di campo e spogliatoio come Jose Maria Callejon.

Dopo la sosta ci sarà la moribonda Roma – che a sottovalutarla sarebbe un errore – di Claudio Ranieri e poi un calendario semplice che permetterà agli azzurri di concentrarsi sull’Europa League.

Il campionato non è nemmeno più un miraggio lontanissimo, ma questo non giustifica le disattenzioni che hanno portato a goal come quelli subiti questa sera: non c’entra sempre la sfortuna, è una questione di stimoli e quelli i ragazzi devono trovarli nel sudare per l’orgoglio di una maglia da onorare.

In campo non può non essere così fino a fine stagione. Si lotta non per un trofeo ma per l’orgoglio, per la pelle e per salvare la faccia, in attesa di indossare quella migliore alla finale di Baku.

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