Napoli meglio in trasferta che in casa. E con Fabian altra musica..

24 punti in trasferta, 22 in casa. Questo lo score del Napoli in queste prime 22 giornate di campionato. Ebbene sì, meglio lontano dal Maradona che nel proprio stadio. E dire che già nella prima gara casalinga del girone C di Europa League si era avuta la sensazione che in casa il Napoli avesse maggiori problemi. Qualcuno aveva già mangiato la foglia, forse proprio Spalletti. Poi c’è stato il pari interno col Verona che aveva suonato un campanello d’allarme, divenuto quindi realtà col trittico di sconfitte Atalanta-Empoli-Spezia che avrebbero potuto, con risultati differenti, portare il Napoli in vetta alla classifica. Infine il 2-5 di Coppa Italia contro la Fiorentina. Ben 5 sconfitte interne in 15 partite totali stagionali giocate davanti al proprio pubblico. Un terzo, la matematica non è un’opinione.

 

Ma come mai questo andamento migliore lontano da casa? Perché così male nelle ultime partite in casa? Alcune squadre sembrano aver imparato i difetti del Napoli, soprattutto quando la formazione azzurra incontra compagini chiuse a riccio in difesa. Tatticamente il Napoli è più o meno lo stesso da inizio stagione (col 4-2-3-1 di base), a parte qualche cambiamento momentaneo, quando inanellò ben 8 vittorie nelle 8 prime partite. Al di là degli infortuni, al di là dell’incisività del covid, al di là della Coppa d’Africa, al di là delle squalifiche, al di là di qualche decisione arbitrale non proprio coerente con quanto accaduto in campo… il Napoli ha perso punti e partite soprattutto perché ci sono delle partite che comunque deve sbagliare. C’è poco da fare. A causa della sua personalità bipolare. L’1-1 in casa col Verona è risultato che ha già caratterizzato, ad esempio, la scorsa stagione. La sconfitta in casa contro lo Spezia è situazione già verificatasi nella scorsa stagione. Neanche il Napoli delle vittorie record delle prime 8 giornate ha saputo evitare queste sconfitte, sovvertendo risultati temuti e subendo gol che sembravano già scritti (ad esempio quello subito da Cutrone che non faceva gol da tre mesi oppure da Chiesa che tornava da un infortunio di due mesi e che poi si è infortunato nuovamente fino a fine stagione). È un destino infame ma nessuno dei fatti che hanno caratterizzato i risultati negativi di questa stagione ha i crismi della casualità. La fluidità di manovra vista a Bologna per 70 minuti è dovuta al ritorno di Fabian ed alle eccellenti geometrie di Lobotka al pari del ruolo di Zielo che fa il pendolo tra sotto punta e centrocampo.

Il Napoli al completo consta di un undici iniziale che può tenere il passo dell’Inter capolista, acquietando parzialmente la minor forza che può offrire l’esercito dei subentranti azzurri, bravi, ma non talmente tanto, da poter sostituire i “titolarissimi”. Dire che il Napoli è da scudetto è una forzatura da tifoso, eppure questa squadra è lì in classifica, ad insidiare le due milanesi che in questo momento la stanno facendo da padrone. Qualche infortunio in meno, il ritorno dei militanti nella Coppa d’Africa e forse qualcosina ancora sul mercato, e il Napoli potrebbe davvero giocarsela, senza risentirne fisicamente, fino alla fine. Senza dimenticare che fra poco meno di un mese c’è in Europa League un big match dal sapore Champions: Barcellona-Napoli.

Fino alla fine della stagione, il Maradona dovrà tornare a trasformarsi in San Paolo, quello stadio che ingigantisce la forza del Napoli anche nelle gare più proibitive.

EZIO PERRELLA

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