Si stava meglio quando si stava peggio

Il Napoli fino a poco tempo fa era una delle candidate d’ufficio per lo scudetto, oggi l’ambiente ha ridotto le ambizioni e guarda al piazzamento Champions come un traguardo difficile da raggiungere.

Il Napoli così com’è ha un buon organico e non è un dettaglio. Incompleto senza ombra di dubbio, e ancora di più dopo l’addio di Hysaj, Maksimovic, Bakayoko. Incompleto innanzitutto sul piano numerico. Sono giocatori che possono piacere o no, ma la cui partenza implica che vanno sostituiti. Sul terzino sinistro non c’è bisogno neanche di spendere troppe parole, perché l’alternativa Mario Rui era diventato di fatto il titolare dal primo infortunio di Ghoulam. Ora non c’è neanche più Hysaj capace di tappare i buchi. A centrocampo l’oggetto misterioso Lobotka fa compagnia al mai sbocciato Elmas. Riuscirà Spalletti a trovare una collocazione a questi giocatori che oggi sono del tutto marginali e che sicuramente non hanno un gran mercato? Lo speriamo tutti, ma la speranza si chiama così proprio perché non è fatta di certezze. Poi ci sono Fabian e Zielinski reduci da un Europeo mediocre. L’attacco è il reparto migliore per quantità e qualità, ma l’incognita rinnovo di Insigne non permette sonni tranquilli neanche da quelle parti.

Il problema non è quindi la squadra in sé, con tutte le precisazioni e le criticità. Il problema è la mancata strutturazione del club in questi ormai lunghi diciassette anni di gestione De Laurentiis. Non c’era niente nel 2004, ma se domani ADL andasse via lascerebbe esattamente tutto nella stessa condizione. Niente stadio, seppur poi messo a nuovo con i soldi pubblici. Niente centro sportivo. Niente giovanili. Nessun organigramma societario, con Edo vicepresidente, Luigi a capo del Bari, la signora Jacqueline nel consiglio di amministrazione e dalla prossima stagione Valentina che gestisce il merchandising. E soprattutto in pieno ritiro il Napoli è senza materiale tecnico, difatti il presidente ha deciso di autoprodursi le magliette e sta usando il materiale tecnico utilizzando delle toppe a coprire gli sponsor non più attuali 

Nonostante alcune plusvalenze davvero importanti e un bottino di punti inferiore solo a quello della Juve nell’ultimo decennio, non è mai stata trasformata in un’impresa strutturata con investimenti orientati almeno sul medio periodo. Non c’è nient’altro che i cartellini di un gruppo di giocatori che però non va sottovalutato. ADL ha perciò la speranza che Spalletti riesca a portarlo in Champions l’anno prossimo, ridando ossigeno al modello di sempre in attesa degli sviluppi della pandemia e del processo di ristrutturazione che inevitabilmente riguarderà tutto il mondo del pallone. Gli azzurri si giocano davvero tutto nella stagione che verrà, perché non è la Juve che ricapitalizza di 400 milioni. È un’impresa familiare che poteva ritagliarsi un posto al sole molto più solido e che invece oggi è costretta a guardare a quel posto nell’Europa che conta per non continuare a perdere terreno.

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