Simone Inzaghi, dal Triplete sognato allo “Zero Tituli” prenotato
Che fosse complicato emulare José Mourinho lo sapevamo tutti. Ma che Simone Inzaghi riuscisse nell’impresa inversa, ossia passare dalla gloria a potenziale protagonista di un remake tragicomico dello “Zero Tituli”, forse non lo avevamo previsto.
Tre sconfitte di fila, tre schiaffi rumorosi: Bologna, Roma e Milan. Una collezione che fa invidia a pochi e che, in meno di dieci giorni, ha spazzato via sogni di Triplete,
Prima il crollo contro la banda di Italiano, poi la lezione del Milan, infine la batosta inflitta da Ranieri, lascia all’Inter solo rimpianti e musi lunghi.
E lì, puntuale come un orologio svizzero, è iniziato il campionario delle scuse. Colpa delle rimesse laterali, degli orari ballerini, dei rigori non concessi, degli infortuni di Thuram. Un catalogo sterminato, da far invidia ai migliori televenditori, mentre gli avversari, spesso messi anche peggio, vanno avanti a suon di punti, gol e sorrisi.
Mourinho, quello vero, riusciva a trasformare ogni polemica in un’arma psicologica per blindare lo spogliatoio. Inzaghi, invece, sembra trasformare ogni intervista in una ricerca di attenuanti, senza che la sua Inter ne tragga alcun beneficio.
Ora c’è il Barcellona in Champions. Vietato sbagliare, o la stagione rischia di sgonfiarsi come un pallone bucato. Con una sola differenza rispetto all’originale Special One: Mourinho lo “Zero Tituli” lo infliggeva agli altri, Inzaghi rischia seriamente di farselo autodedicare.
E pensare che solo pochi mesi fa c’era chi vedeva in Simone l’uomo giusto per replicare l’impresa del 2010.
L’Inter, per ora, guarda, spera e incrocia le dita. La stagione è ancora lì, tutta da giocare. Ma il tempo stringe e, se Inzaghi vuole evitare di diventare l’eroe di una parodia nerazzurra, è meglio che ricominci a far parlare il campo. Perché gli alibi, come le partite, finiscono. E pure in fretta.

