The final countdown
Tra Partenze e Nuovi Mondi
Il brano, uscito nel 1986, parla di un viaggio interstellare: l’umanità che lascia la Terra a bordo di un razzo verso Venere, consapevole che non ci sarà un ritorno immediato. Nel contesto del Napoli di Conte, la metafora calza a pennello.
“We’re leaving together, but still it’s farewell…”
(Ce ne andiamo insieme, ma è comunque un addio…)
Il legame tra Conte, la squadra e la piazza è sempre simbiotico. Quando Conte allena, trascina tutti con sé nel suo “razzo” fatto di intensità, carichi di lavoro killer e mentalità ossessiva. Ma la frase nasconde la consapevolezza della fine: l’avventura si consuma rapidamente, lasciando una traccia indelebile ma sancendo un addio inevitabile. Conte è un allenatore da “cicli intensi”, non da lunghe permanenze.
“Maybe we’ll come back to earth, who can tell? / I guess there is no one to blame, we’re leaving ground…
(Forse ritorneremo sulla terra, chi può dirlo? / Credo non ci sia nessuno da incolpare, stiamo lasciando il suolo…)
Quel “no one to blame“*(nessuno da incolpare) descrive perfettamente la fine dei rapporti “alla Conte”. Spesso le strade si separano per divergenze di mercato, logoramento o semplicemente perché l’energia richiesta è troppa per essere sostenuta a lungo. Non ci sono colpevoli assoluti, c’è solo la fine della gravità: il Napoli torna sulla terra, lui riparte per la sua orbita.
“Will things ever be the same again? / It’s the final countdown…”
(Le cose saranno mai più le stesse? / È il conto alla rovescia finale…)
Questa è la domanda che ogni tifoso del Napoli si pone. Dopo il passaggio di un “uragano” motivazionale come Conte, l’ambiente non è mai lo stesso. Ha ricostruito dalle macerie, ha ridato orgoglio, ma ora che il display del countdown è arrivato a zero, resta il vuoto del giorno dopo.
The Final Countdown non è una canzone triste, è una canzone epica. E l’addio di Antonio Conte non va vissuto come un funerale, ma come la fine di una missione.
Ha preso una squadra fuori dalle coppe e l’ha riportata a guardare le stelle. Il conto alla rovescia è finito, il razzo è partito e Antonio Conte saluta Napoli nel modo in cui ha sempre vissuto il calcio: lasciando dietro di sé una scia di fuoco, sudore e decibel altissimi.


