TRICOLORE AZZURRO!

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Canta Napoli. In tutta Italia, in tutta Europa. Canta forte, a squarcia gola nonostante sia sola e "indifesa". Napoli ha costruito da se le difese adeguate e impenetrabili in un momento nero della sua storia che dura da oltre cento anni; Napoli si è vista scippare ogni cosa, defraudata e violentata senza pietà da chi si presenta come "salvatore" e si rivela "boia".Napoli ha riconosciuto il problema, l’ ha etichettato ed è cosciente del fatto che questo salvadanaio campanilistico meridionale non sarà più della manna santa per un paese che ha iniziato malissimo e sta finendo a rotoli. Alzate le barricate si passa al contrattacco: il contesto sociale non è adeguato, lì si parte nettamente in svantaggio, ma in ambito sportivo e specialmente calcistico il terreno è sempre fertile anche quando tutto fa sembrare una distesa latifondista. Si, il calcio, è qui che si consumano le vendette, è qui che partono i riscatti d'orgoglio, è qui che si caccia a calci il padrone invasore.Un tempo c'era il palazzo che comandava e decideva, Napoli galleggiava nelle prime posizioni ma senza trovarne soddisfazione perchè era consuetudine spingere il Nord ad ingozzarsi e vantarsi glorie. Arrivano gli anni settanta e il Nord comincia a preoccuparsi: il Napoli investe e cerca di diventare grande acquistando un certo Beppe Savoldi per 2 miliardi, ma la risposta arriva alla solita maniera provocando luoghi comuni e becere ricostruzioni sociali: "A Napoli c'è il colera"; "Meglio investire in ospedali che in un calciatore". Già, a Napoli c'era il colera e la notizia diventa strabiliante per i vari titoloni, giusto per far capire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Passano i tempi e bisogna aspettare i primi anni ottanta per incrociare un nome altisonante come Ruud Krool, ma il terremoto da un nuovo buon motivo per speculare e affossare.

 

Arriva Diego Armando Maradona, finalmente. Il messia, l'uomo della provvidenza, l'invincibile, quello che mentre tutta l'Italia intitolava Napoli e Camorra vinceva praticamente ovunque fino a quel maledetto mondiale del 1990 che troppi danni ha portato a questa città: "Napoletani, l'Italia si ricorda di voi solo quando gli fa comodo" e più di mezza città si arruolò al richiamo di Zio Diego: l'Italia va fuori e i potenti del calcio italiano vedono sfumare tutti i bei progettini fatti a tavolino. L'Argentina castigata in finale, Napoli marchiata a fuoco come traditore, Maradona e lo scandalo della droga privando Napoli, ancora una volta, del suo legittimo Re fino all'inesorabile fallimento provocato a buon gusto per poi salvare Lazio, Parma e Messina. Tutti pensavano che Napoli ne fosse uscita con le ossa rotte, in ginocchio, sofferente e con il capo chino, niente di più falso! Napoli ne è uscita rigenerata, rinvigorita trascinata dalla rabbia e dalla sete di vendetta. Inizia la nuova scalata mentre l'Italia si cela dietro l'ombra di Calciopoli (se davvero mai esistita ndr). Napoli sapeva e aspettava come un predatore immobile dietro al cespuglio. Scala posizioni e prima torna nel so habitat naturale, poi tocca l'Europa con un dito promettendosi di acciuffarla con entrambe le mani. Cosa succede? Succede che il palazzo diventa grattacielo e le pay tv hanno iniziato a riempire di debiti anche i colossi settentrionali e in questo scenario anche Napoli trova un posto a sedere attorno a quel tavolo. Toh…proprio come disse Diego Armando Maradona, proprio come succede da più di un secolo: Napoli, il salvadanaio dei ricconi torna utile nel momento del bisogno!

 

Napoli è una realtà pulita e calcisticamente funzionante, ma comunque pericolosa e meritevole di grande attenzione, così appena la minaccia diventa visibile, ecco il problema sociale dei rifiuti, giusto per gradire e continuare la tradizione. Stavolta non c'è Maradona, ma non c'è neanche vergogna perchè tutti sanno i veri colpevoli e ormai, questi giochetti sono diventati antichi, così Aurelio De Laurentiis continua la sua marcia e Napoli fa sempre più paura.Oggi, Napoli, è una città tornata a sognare, a brillare, a cantare fra i suoi mille colori e sapori; la "monnezza" non fa neanche più notizia. "Per certi culi grossi il traguardo è una poltrona e per noi, poveri fessi, basta solo Maradona" gridava una canzone di Federico Salvatore, ma oggi, riavvolgendo il nastro di quel gol di Edinson Cavani con il Lecce si apprende il segreto di quel bolide scagliato al novantatreesimo: tutta Napoli ha calciato quel pallone consapevole che dopo Re Diego la ricerca del nuovo eroe restringe il cerchio sempre di più e comunque nella fascia sudamericana: Cavani e Lavezzi, porteranno loro una nuova bandiera, un tricolore fatto di Blu, Bianco e Azzurro, a dispetto dei venditori di sogni scappati verso una "gloria" da due punti in meno e un'Europa mancata…

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