Velocità o stabilità?
Nel calcio moderno, la figura dell’allenatore è molto sopravvalutata, a volte si preferiscono i classici motivatori ai tattici, coloro che curano la parte del gioco, della qualità. Chiaramente associati anche ad una squadra di una certa impostazione. Spalletti in questo senso ha dato un brio che evidentemente con Gattuso non c’era, o meglio non sembrava trasparire. Chi sicuramente ha giovato, in parte visto il minutaggio, di questo cambio di guida è stato Andrea Petagna, in odore di trasferimento al Monza, il percorso inverso dovrebbe fare Giovanni Simeone dall’Hellas Verona. In questo articolo analizzeremo un quesito, quali sono i pregi e i difetti di Simeone? e di Petagna? Partiamo dal ragazzo ex Atalanta e Spal, il Napoli ha trovato il vantaggio solo quando è entrato al posto di Dries Mertens (vedi contro la Salernitana). Oltre alla differente geografia, va considerato anche il modo di servire un attaccante come “Petagnone”, la sua disponibilità a ricevere passaggi di natura diversa, in diverse zone del campo. Non è un caso che, ha giocato esattamente la metà del tempo rispetto a Mertens . In realtà l’ex primavera del Milan è un attaccante diverso anche rispetto a Osimhen. Tende ad accorciare, a venirsi a prendere il pallone in basso, piuttosto che ad aggredire costantemente la profondità. Passiamo al suo “rivale”.
Il Cholito con Tudor ha infatti trovato un rendimento da urlo per una costante presenza nella parte alta del campo. Attenzione, il ruolo è sempre quello di prima punta, come accadeva con Di Francesco, ma con l’ex tecnico, in fase di sviluppo dell’azione, l’attaccante si trovava spesso defilato. Molto più rapido e meno fisico, ricorda effettivamente più Osimhen di quanto non lo ricordi Petagna.
Quest’anno invece un dato evidenzia come ora il figlio d’arte sia libero di concentrarsi alla fase realizzativa: con Di Francesco in situazione di possesso palla si trovava a 20 metri dalla porta, con Tudor a 10, con Spalletti?


