Vento cattivo su Napoli: mala tempora currunt

Siamo alla settima sconfitta, l’ennesima persa per disattenzioni della difesa.
Il Napoli è in alto mare dopo la partenza del comandante Albiol: la rotta è persa, la barca fa acqua e non si riesce a condurla in porto.
A sconfitte come quella con il Genoa si fa fatica a trovare una spiegazione: possesso palla, una traversa, un palo e una dozzina di ulteriori tiri che non hanno sortito gli effetti sperati.

Il Napoli è malato ma il negazionista Gattuso non riesce ad ammetterlo. Ci vorrebbe un dottore alla Ballardini: uomo fuori dal sistema che non ha avuto la carriera che forse meritava, un uomo che agisce sulla testa dei giocatori e non si vergogna a mettere il buon Goldaniga a uomo su Zielinski per chiudere tutti gli spazi. Lavora con il materiale umano a disposizione, lo carica, lo esalta e alla fine maglia sudata e crampi ma a letto contenti.

Sì il Napoli è malato. La difesa ha perso la bussola con errori pacchiani che stanno compromettendo il buon esito del campionato. Perché non provare la difesa a uomo?
Non sarebbe una vergogna, servirebbe a responsabilizzare un reparto dove manca un leader, le posizioni saltano in continuazione e i giocatori sono in perenne confusione.

Continua il Napoli a prendere gol assurdi e poi non riesce per sfortuna e incapacità a sopperire con la grossa mole di occasioni sciupate davanti alla porta avversaria.

Chi scrive ama la poesia del calcio, la musica che suscita, quelle note urlate a squarciagola, ma mai stonate: “Goooooool”! Quanto tempo è che a Napoli non si gioisce per una rete?
E ancora le geometrie del gioco, quelle linee immaginarie – che un occhio attento le vede comparire delineandosi – un gruppo di giocatori che gioca a memoria seguendo quelle linee che solo la fantasia riesce a vedere.
Chi scrive vorrebbe gridare al mondo intero: “ io c’ero,si io c’ero”!
Quando quell’onda nera di nome Koulibaly di testa  segnò e fece piangere lo Stadium con gli Juventini che temevano di aver perso lo scudetto – e che alla fine lo riprendono – con quella squadra che ha fatto sognare un intero popolo, ha fatto sognare me, giovane donna che parla di calcio.

Mister Gattuso chi scrive la stima professionalmente e umanamente e la colpa che lei si prende ogni volta, dopo una sconfitta, non pensa sia totalmente sua ma riguarda una mancanza di comunione di intenti e amorosi sensi che non si è creata tra lei,squadra e città.
Lei è un uomo serio ma il fatto di dire che anche dopo la sconfitta di Genoa la squadra è a tre punti dalla zona Champions – più per demeriti altrui che per meriti del Napoli – e presente in tutte le competizioni è una canzone che ha stancato, sa di poco.

A Napoli vogliamo ancora emozionarci, rincorrere il sogno e se poi ci svegliamo delusi fa niente, l’importante è almeno averci provato.
Questa altalenante stagione che ci consente di essere con una partita in meno a tre punti dalla zona Champions, rischia di trasformarsi in un incubo, con una squadra senza gioco e senza testa.
Con giocatori ormai arrivati al capolinea, rimasti in ricordo dei bei tempi andati, ma che forse andavano venduti e far cassa – e qui le colpe sono di altri – e poi giocatori che oltre a deficitare in tecnica sono senza stimoli e su di loro mister Gattuso lei non riesce ancora ad incidere.
Loro non “annusano il pericolo” mentre il veleno è tutto per chi ama e vive per questa squadra, ormai anche il tifoso più accanito s’è difatti disamorato. Quanto tempo è che non si gioisce per un goal del Napoli? Anche per noi – bistrattati e criticati – addetti ai lavori sta diventando quasi noioso giudicare e scrivere di settimana in settimana.

Allora in un momento in cui s’è persa la rotta, siamo smarriti anche noi tifosi, giornalisti e appassionati di calcio: delusi da questo Napoli che potenzialmente potrebbe essere bellissimo ma che nei fatti, al primo giro di boa della stagione, è una squadra incompiuta che da vecchia favola si sta trasformando pian piano in un incubo, tristissimo e dal quale svegliarsi pare difficile.

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