VI PRESENTIAMO IL NUOVO GARICS

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Se fosse ancora in piedi il decaduto Impero Austro-Ungarico il soldato Garics meriterebbe -statene certi- una riconoscenza, un attestato di pubblica stima da parte del proprio Paese. Una di quelle medaglie d'oro al valor militare conferite in occasione di azioni di particolare coraggio svolte in battaglia. Succede spesso infatti che durante alcune campagne, come quella europea in atto, a segnalarsi per bravura e spirito di abnegazione non siano gli alti ufficiali ma i soldati semplici come Gyuri. Uomini che compensano i propri acclarati limiti con tanta buona volontà e predisposizione al sacrificio, facendoli così scivolare in secondo piano e ponendo in risalto, in primo piano, gambe instancabili e un cuore grande. Uomini che pensavi semplici gregari, in grado di maneggiare solo la sciabola si riscoprono ad un tratto utilissimi, quasi indispensabili, bravi a randellare ma pure ad andare di fioretto.  Sembra una favola, uno di quei film in cui l'uomo comune si trasforma in eroe per un giorno, mettendo a tacere critiche e critici; è semplicemente l'Europeo di Gyory, Gyuri per gli amici, Garics.

Protagonista inaspettato di quella manifestazione a cui si sarebbe accontentato di partecipare anche da comparsa, perchè vuoi mettere il Campionato d'Europa nel giardino di casa? Non mancanza di ambizione o eccessiva modestia ma puro realismo. Perchè Gyuri, da ragazzo intelligente, sapeva e sa benissimo che i gradini vanno superati uno e non due per volta, altrimenti si rischia di scivolare e fare una brutta caduta. Si chiama avere la testa sulle spalle ed è una qualità importantissima per riuscire nel calcio, prima ancora delle capacità tecniche o atletiche. Quella di Garics è ben salda e funzionante grazie anche agli studi portati avanti che gli hanno fornito conoscenze e una mente elastica.  Da queste basi si possono poi trasformare i propri desideri in qualcosa di concreto, tangibile, che possa trovare attuazione nella realtà fisica e non rimanere puro pensiero. Una nota pubblicità affermava "noi realizziamo i vostri sogni". Si può dire che Gyuri ci abbia pensato da solo, che è anche più bello. Succede allora che il soldatino, talvolta sbadato, che qui a Napoli abbiamo imparato a conoscere molto bene, diventi uomo d'assalto, in grado di fermare gente del calibro di Klose e Podolski quando provano a gravitare dalle sue parti, ma anche di affondare la falcata con puntualità e fare disinvolto. Raid che hanno fatto venire il mal di testa a uno come Lahm, mica uno sbarbatello qualunque. Controlli di palla e stop volanti che, visti in modalità slow motion, assumono toni epici e solenni. Un salvataggio sulla linea che, solo se non ti dai per vinto, puoi effettuare visto che la dinamica dell'azione faceva presumere una facile realizzazione dell'impreciso Gomez. Imprecisione che conoscevamo anche nel Gyuri napoletano ma che è impovvisamente svanita alla vista dei campi continentali come il più banale dei raffreddori. Un picco nel miglioramento imprevedibile per uno abituato a fare un gradino dopo l'altro.

Qualità e quantità abbinate ad una continuità nell'arco dei novanta minuti a cui non eravamo affatto avvezzi. Tifosi e addetti ai lavori rimasti di stucco di fronte ad un televisore che, i più maliziosi, avranno pensato non funzionare bene. Grandissima gioia e orgoglio in chi, facendo un po' di mea culpa, si sarà ricordato che Gyuri è l'unico ambasciatore del Napoli ai campionati europei e non ci poteva essere immagine più fresca e seria per essere rappresentati. Un ragazzo perbene che si è ambientato alla perfezione nella realtà napoletana ma che non è ancora riuscito a far vedere tutto il suo potenziale con la maglia azzurra, quasi che gli pesasse più di quella del suo Paese. Incredibile. Voglia di dimostrare sempre qualcosa che, invece di aiutarlo a fare bene, lo ha spesso penalizzato facendolo sprofondare in errori banali e gratuiti e in una critica che taglia le gambe se non possiedi carattere e serenità per affrontarla. Difficoltà da memorizzare e infine chiudere nel cassetto dei cattivi ricordi che il Napoli ha bisogno dell'ultimo Garics per affrontare al meglio la prossima stagione e non fare da comparsa in quell'Europa che ha spazzato via dubbi e perplessità, dando una  nuova connotazione al soldatino austriaco. 

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