CASTELLINI: "A NAPOLI 7 ANNI BELLISSIMI"

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Con lui in porta ci sentivamo tranquilli.

Volava da un palo all’altro con la leggiadria e l’efficacia di un falco "giaguarato". Ora è tornato a vivere dove è nato esattamente sessanta anni fa, sul ramo del lago di Como tanto caro ad Alessandro Manzoni. Lo abbiamo interpellato all’indomani del match perso dall’Inter in quel di Parma, mentre pranzava con la squadra a tre giorni dal match di Champions League con il Villareal.

Molto cortesemente, però, Luciano Castellini si è messo volentieri a disposizione per rispondere alle nostre domande.

"Di carattere sono riservato ma con in napoletani mi sono inteso al volo.

Sono stati 7 anni bellissimi, non ho rimpianti neanche di aver appeso i guantoni al chiodo proprio quando stava nascendo il grande Napoli di Maradona. Viaggiavo però ormai sulla soglia della quarantina, ed il tempo è una ruota che non risparmia nessuno. Comunque, ho avuto la fortuna di restare altri 3 anni come allenatore dei portieri, ruolo che svolgo ancora oggi sia nell’Inter che nella Nazionale under 21, e così, anche se non da diretto protagonista, ho potuto vivere la meravigliosa favola dello scudetto. Poi ho preferito accettare la proposta dell’Inter perché desideravo rientrare a casa, ma quando posso torno sempre con piacere a Napoli.

Abitavo sulla collina di Posillipo. Non so scegliere il campionato o la parata che ricordo di più. Per me sono state tutte annate piacevoli, che definirei alla pari con le otto meravigliose stagioni trascorse all’ombra della Mole con la maglia granata del Torino, con il quale vinsi un campionato nel 1976. Avevo due soprannomi: il ‘giaguaro’ che era quello più conosciuto da tutti, e ‘fanfulla’ che usava Gianni Brera. Sono andato d’accordo con tutti gli allenatori che ho avuto, anche perché mi hanno fatto giocare tutti …".

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