Corsi e ricorsi storici al Meazza

La dura legge del Meazza castiga ancora il Napoli.
Decisiva no, ma fondamentale per testare ulteriormente qualità e ambizioni di una squadra che ha l’obiettivo di continuare il proprio percorso brillante nelle zone altissime della classifica, nonostante le assenze delle ultime ore causa Covid. Spalletti non rinuncia a Zielinski alle sulle di Osimhen e dà fiducia Lozano, chiamato a sostituire Matteo Politano. Sull’altro fronte l’Inter risponde con il tandem leggero formato da Lautato e Correa. L’approccio degli ospiti è decisamente positivo: il Napoli pressa alto impedendo agli avversari di far circolare la palla in modo fluido. L’Inter prova a far male soprattutto sulla fascia sinistra, con Perisic che dimostra di essere in stato di grazia compiendo un gran lavoro in entrambe le fasi. Il vantaggio degli azzurri viene creato e rifinito da Piotr Zielinski, abilissimo a rubare palla a Barella e ad innescare Insigne, il quale avanza e serve a rimorchio il centrocampista polacco, che tira una staffilata di prima nella porta di Handanovic. Nonostante il vantaggio pesa sul Napoli il cartellino prematuro estratto ai danni di un Victor Osimhen, in eccesso di foga e cattiveria agonistica. Il nigeriano non riesce a guadagnare palloni preziosi e ad effettuare il solito lavoro dalla metà campo in poi, inoltre gli uomini di Spalletti cominciano anche a scherzare col fuoco con una serie di passaggi rischiosi in orizzontale, arpionati dalla formazione locale che a sua volta pressa bene sui portatori di palla avversari e inizia a far salire in cattedra Marcelo Brozovic. L’Inter acquisce fiducia e trova il pari su un calcio di rigore provocato da un fallo di mano di Koulibaly su conclusione a colpo sicuro di Barella: dagli undici metri Calhanoglu spiazza Ospina. Il demerito del Napoli è quello di disunirsi dopo rete incassata, che al contrario conferisce una carica enorme ai padroni di casa, che tolgono il pallino del gioco ai partenopei iniziando ad imporre il proprio palleggio. Errore da matita blu a fine primo tempo: manca un uomo sul primo palo in occasione di un corner dalla sinistra e immediatamente i nerazzurri colpiscono con un colpo di testa di Perisic proprio nello spazio lasciato vuoto alla destra di Ospina. Ad inizio ripresa il Napoli perde anche Osimhen, a causa di un bruttissimo colpo allo zigomo: entra al suo posto Andrea Petagna. Il centrocampo ospite scricchiola, Anguissa non è propriamente sul pezzo e nel giro di pochi frangenti si passa dal possibile pareggio al terzo gol dell’Inter: Fabiàn prima spreca tutto calciando debolmente da ottima posizione, poi è lentissimo a rinculare, non ferma Correa in una situazione di tre contro e tre, consentendo così agli uomini di Inzaghi di andare ancora a segno, questa volta con Lautaro. È una doccia gelata per la formazione di Spalletti, che non ritrova le giuste distanze tra i reparti e fa registrare un possesso abbastanza sterile, che non crea alcun problema all’Inter. Tentativi estremi di rientrare in gara, con gli ingressi di Mertens ed Elmas in luogo di Insigne e Lozano, che si sono spenti alla distanza. È proprio il numero 14 a dare vita al finale di gara, con una saetta improvvisa da fuori che trafigge Handanovic all’angolino alto. Finale di gara pazzesco: così come l’anno scorso il Napoli tenta in tutti i modi di siglare la rete del pari. Mario Rui colpisce di testa e Handanovic compie un autentico miracolo mandando la palla in corner, poi Mertens spara alle stelle da posizione decisamente favorevole. È ancora la durissima legge del Meazza a castigare il Napoli, che esce sconfitto dal campo ma non ridimensionato negli obiettivi. Zero punti, ma ancora primo posto in classifica. Dopo l’impegno di Europa League il Napoli affronterà la Lazio al Maradona domenica prossima. Sarà un’altra sfida delicatissima, ma gli azzurri devono ritrovare la vittoria per non incrinare un percorso che resta ottimo. Da verificare le condizioni di Osimhen, e soprattutto scongiurare ulteriori positività al Covid. La domenica dei partenopei è amara e beffarda.

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