I nostri guerrieri azzurri: Zielinski

Continua la rubrica sui nostri guerrieri azzurri.

Era dal lontano agosto del 2016, quando mise piede per la prima volta a Napoli, che Piotr Zielinski sognava una stagione così. Ci sono voluti sette anni ma alla fine per lui, uno dei pochi superstiti con Mario Rui del “vecchio corso”, il sogno è diventato realtà. Un sogno spezzato nel 2018, dopo la vittoria in casa della Juve. E caso ha voluto che proprio in quello stesso stadio, giusto 5 anni dopo, ci fosse stavolta un epilogo senza appelli o sorprese. Quel suo stendersi a terra in mezzo all’aerea bianconera dopo la rete di Raspadori è stato un gesto di liberazione, una gioia immensa per lui ma in cui tanti si sono immedesimati. Quello sguardo al cielo finalmente dipinto di tricolore.

Sin dal ritiro, dopo la scorsa stagione rivissuta da protagonista nel modulo di Spalletti che gli calzava a pennello, Piotr è stato sicuramente tra i punti di riferimento del gioco del Napoli. Sulle spalle il gioco offensivo della squadra e tanta responsabilità dopo l’addio di uomini chiave a lui legati come Insigne e Mertens. Un avvio di stagione da incorniciare con il gol al Verona alla prima giornata e la magica serata al Maradona contro il Liverpool. Una prestazione da Champions condita da una doppietta che ha annichilito i Reds e fatto stropicciare gli occhi a mezza Europa. Saranno quattro alla fine le sue reti nella massima competizione europea come i compagni Simeone e Raspadori. Meno prolifico in campionato, al di sotto delle sue capacità, dove oltre alla rete già citata alla prima giornata, ne ha realizzate altre due entrambe a Novembre contro Empoli e Udinese prima della sosta mondiale.  E proprio dopo il Mondiale, che ha visto la sua Polonia uscire agli ottavi contro la Francia e lui giocare tutte le gare con anche un gol all’attivo, Piotr non ha più segnato. Una cosa che, per le sue qualità, è di certo da considerarsi come un caso più unico che raro. Non ha smesso, però, di essere determinante nella zona nevralgica del campo perchè a fine stagione sono stati 11 gli assist messi in fila, di cui ben 9 in Campionato. Per questo motivo, nonostante l’apporto in termini di gol non sia stato eccelso, Spalletti non ne ha mai voluto fare a meno. Appena 27 da titolare e le altre da subentrato, ma sempre e comunque presente perchè ritenuto da Spalletti uomo chiave negli equilibri tra fase difensiva e offensiva per le sue qualità di palleggiatore ambidestro. Saranno comunque 48 su 49 stagionali alla fine le presenze in stagione per Zielinski che ha saltato, per scelta tecnica, solo la gara di Lecce.

Di certo Zielinski ha vissuto quest’anno la sua stagione migliore in termini di risultati sportivi, nella piena maturità calcistica a 29 anni. E adesso per lui, definito come un eterno incompiuto, è il momento principe della sua carriera. Per tanti anni accostato ai migliori centrocampisti europei. Giocatori del calibro di De Bruyne, guardando ai nostri tempi o Gerrard e Lampard guardando il passato. Mai è esploso come avrebbe dovuto. Prima all’ombra di Hamsik, poi nel dualismo con Fabian Ruiz. Zielinski è sempre apparso per tanti come l’eterno incompiuto ma alla fine non ha ceduto alle critiche e ha sempre dato il massimo. E quel suo stendersi stremato sul terreno di gioco, già citato, è stato il simbolo del suo scudetto, più di un gol, più di un assist. Finalmente ha potuto ripagare Napoli dopo tanto affetto. Una città che gli è entrata nel cuore e che gli ha dedicato, proprio in queste settimane di festa Scudetto, un murales tutto per lui. Sciarpa e bandiera al collo, non sarebbe facile vederlo con altra maglia dopo questo trionfo. Ma il calcio a volte è strano. Zielinski si trova ad un bivio. Rinnovare e sposare a vita il Napoli ma con un uguale entusiasmo e senza le cifre iperboliche che potrebbe avere altrove. Oppure salutare da vincitore lasciando un ricordo indelebile di un’annata vissuta sulla cresta dell’onda. Di certo il polacco dagli occhi di ghiaccio, a volte impassibile, a volte svogliato, ha messo un sigillo su questo tricolore che nessuno dimenticherà anche vedendo sfrecciare la cinquecento azzurra numero 20 a lui dedicata e regalata come premio dai tifosi per questo storico tricolore.

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