LA JUVE DI MISURA, IL GENOA DI FORZA

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Poca voglia di andare allo stadio e poca voglia di scendere in campo in un giorno feriale. I numeri della ventottesima giornata sono impietosi: spalti semivuoti, poche reti (appena quindici, in attesa di un Albinoleffe-Crotone che non sembra la partita ideale per alzare la media) e quattro pareggi.
Ha vinto la Juventus, e lo ha fatto di misura, addirittura di rapina. Palladino ha steso un Treviso che al di là dei risultati (tre sconfitte consecutive) non sembra alla deriva, rilanciando in quota la squadra del chiacchierato Deschamps: bontà sua, il tecnico francese può contare su tanti fuoriclasse che gli risolveranno molte partite, e che a meno di clamorose sorprese gli garantiranno il primo posto finale. Se a Torino non godono di un gioco apprezzabile, a Napoli non se la passano meglio. Contro un Vicenza con energie da vendere, la squadra di Reja non è andata oltre il risultato ad occhiali, e in novantacinque minuti non è mai riuscita a tirare in porta. Una piccola involuzione che sta condizionando anche il rendimento in classifica, e che permette al Genoa di avanzare minaccioso. Gasperini rovina l'amarcord di Cosmi e spegne i frettolosi sogni del "genio" Corioni: da promozione c'è soltanto il tris calato da Gasparetto, Greco e De Rosa, non certo i progetti di un presidente che ha fra le mani un gruppo di belle speranze e nulla più.
Un passo avanti (o due indietro?) per il Bologna, che a Modena non va oltre un pari anche se penalizzato da un rigore (dubbio) assegnato ai canarini e trasformato da Longo, in risposta al momentaneo vantaggio di Danilevicius. Ulivieri si gode una continuità che spesso in passato è stata episodica, intervallata da numerose sconfitte. Perde (molto) meno il Mantova, che tuttavia è vittima di una pareggite acuta da debellare in fretta. A godere è solo lo Spezia, che non sperava di uscire con un punto in tasca dal fortino "Martelli". I virgiliani sono stati agganciati al sesto posto dal Rimini, che nel posticipo ha superato di misura il Lecce con una prodezza del difensore-goleador Porchia. La squadra di Papadopulo conferma i suoi limiti, quella di Acori è in ripresa, e di questo passo può sperare di inserirsi nei play-off, magari ai danni del Piacenza. Il risultato inatteso della giornata arriva da Verona: Iachini cede di schianto al cospetto di Ventura, che con una doppietta di Iunco ed un rigore di Cutolo (dopo la rete ospite di Lazzari) fa tre passi verso la salvezza.
Un discorso che sembra nuovamente complicarsi, almeno per il terzultimo posto. Pescara ed Arezzo, infatti, sembrano nuovamente ed inesorabilmente destinate ad occupare gli ultimi due. Dagli abruzzesi ci si aspettava un segnale importante sul campo di un Frosinone in flessione, il pari senza reti non lo è; peggio è andata all'Arezzo, e non solo per aver ceduto l'intera posta in palio ad una Triestina rigenerata dal sacchiano Varrella (un rigore di Allegretti e Piovaccari spingono gli alabardati verso l'alto), ma anche per la cervellotica decisione della società di esonerare Maurizio Sarri. Il presidente Mancini è un omaggio all'incoerenza: licenzia un tecnico che ha una media di 1,05 a partita e che ha dato un'anima alla squadra richiamando Antonio Conte, sollevato dall'incarico dopo aver conquistato 0,5 punti a partita ed aver lasciato in eredità una squadra confusionaria. E non sembra aver tanta voglia di lottare neanche il Bari, che con Materazzi non migliora: il Cesena, reduce da quattro ko di fila, passa al "San Nicola" con Pellicori e Papa Waigo lasciando all'avversario le motivazioni per conservare una categoria da oggi in pericolo.
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