MA CHI GLIELO FA FARE?

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Domanda da un milione di dollari: perché, se il calcio è in costante perdita ed i conti non tornano mai, i presidenti continuano ad investire nel pallone? Proviamo a rispondere attraverso un'analisi ragionata, partendo da un dato di fatto: chi entra nel calcio, difficilmente riesce ad uscirne. E' come un tunnel lungo il quale si intravede una luce, un tunnel che va percorso velocemente per provare a raggiungere proprio quella luce che però si allontana man mano che ci si avvicina. Un'illusione, e forse il calcio è proprio una grande illusione; senz'altro, è una gran bell'illusione. Una prova? Ad agosto tre club hanno vinto lo scudetto, sei squadre si sono qualificate alle Champions' League, altrettante in Uefa, e le altre sono tutte salve. Se il mercato è la fiera dei sogni, l'estate è la fiera delle illusioni, ed è una fiera talmente grande che, temendo di essere svegliati, in autunno i presidenti prendono provvedimenti per cercare di continuare a sognare, precipitando in un incubo. Così si ritrovano con tre allenatori a libro paga (spesso la seconda scelta non è migliore della prima), giocatori cacciati dopo presentazioni sensazionali ed il popolo della sciarpa in fibrillazione.
Sarebbe tuttavia riduttivo giustificare investimenti milionari con quanto appena detto. C'è dell'altro, e quell'altro è soprattutto la febbre della domenica. L'obiettivo, per tutta la settimana, è una gara che vale tre punti. Gli allenatori e i calciatori la preparano come meglio non potrebbero, lavorandovi con costanza e applicazione cinque giorni. Poi magari capita che un calcio di rigore finisca sul palo e non nell'angolino, ed ecco che una settimana di lavoro va a farsi benedire e cominciano i processi. Nelle vesti di giudice spesso c'è il presidente, ovvero colui che paga. Sa bene che i suoi interventi possono destabilizzare, ma in fondo paga anche per questo, per togliersi qualche sfizio alzando la voce con dipendenti molto particolari, che può licenziare da un momento all'altro senza troppi problemi (se non quelli legati al portafogli…). Però licenziare è bello: chiedetelo a Cellino (che provvede anche da altri continenti), a Spinelli (che ama farlo in diretta tv) o a Zamparini (che fa entrambe le cose…), e chiedete loro chi glielo fa fare di spendere milioni nel calcio. Forse è proprio il gusto di essere protagonisti, alzando la voce e firmando licenziamenti. D'altronde, è soltanto in questo modo che i giornali ti dedicano spazio, specialmente se non sei il patron di Juve, Inter e Milan. Presidenti provinciali, tout court. Pieni di sé e dei loro errori.
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