Passare al 3-4-1-2 è l’unica via

La vittoria contro il Bologna ha portato tre punti pesantissimi in classifica interrompendo la scia di tre sconfitte consecutive che stavano minando la tranquillità di squadra e ambiente. Questa vittoria ha anche lasciato in dote una certezza tattica non più rinviabile: il 4-3-3 sta diventando una prigione tattica per questo Napoli. Tra un’infermeria sempre più affollata e una panchina corta che limita le rotazioni sia a centrocampo che sugli esterni offensivi, continuare a insistere sul tridente classico rischia di spremere i soliti noti ed esporre la squadra a pericolosi scompensi difensivi lasciando Hojlund sempre più isolato davanti.

La chiave di volta sta nel virare con decisione verso un 3-4-1-2, un assetto capace di valorizzare le caratteristiche dei singoli a disposizione e restituire densità centrale per le giocate di De Bruyne dando ampiezza sulle corsie.Il nuovo modulo risponderebbe punto su punto all’emergenza attuale, riorganizzando la disposizione in campo di alcuni uomini e restituendo ad altri dei ruoli ben definiti.

Iniziamo dalla linea difensiva a tre che avrebbe Rrahmani a guidare il reparto da perno centrale, con i braccetti lasciati a Rafa Marín che porta fisicità e marcatura sul centro-sinistra, mentre Di Lorenzo sul centro-destra garantirebbe una prima costruzione pulita, portando palla in avanti con la consueta intelligenza tattica senza scoprirsi alle ripartenze avversarie.

Le corsie laterali verrebbero affidate alla freschezza e al dinamismo di Favasuli a destra, che sia con Arsenal che con il Bologna ha dimostrato una gamba fresca e una garra utilissima, e alla qualità nelle giocate a sinistra di Spinazzola. Il loro compito garantirebbe ampiezza in fase d’attacco e ripiegamento rapido in fase di non possesso, sollevando la difesa dalla pressione sugli esterni.

In mezzo al campo la cerniera centrale composta da Lobotka e Gilmour assicura palleggio e gestione dei tempi di gioco. Con loro in mediana, il Napoli non rischia di perdere la bussola sotto il pressing avversario. Lobotka contro il Bologna è anche riuscito con un inserimento ad essere decisivo con il gol partita.

Il vero salto di qualità del 3-4-1-2  sarebbe sulla trequarti dove Kevin De Bruyne, da trequartista puro alle spalle delle due punte, verrebbe liberato da compiti di ripiegamento e messo nelle condizioni migliori per rifinire il gioco con la sua visione. Ovviamente potrebbe all’occorrenza abbassarsi di fianco ai due mediani per rinforzare la linea difensiva.

Davanti a lui, la coppia d’attacco offre due soluzioni tattiche complementari ma ugualmente ottimali. Vergara – Højlund: La profondità di Højlund unita all’imprevedibilità e all’abilità nello stretto di Vergara formerebbe un tandem dinamico, capace di non dare punti di riferimento ai difensori avversari. Seconda opzione potrebbe essere Lang – Højlund: L’inserimento di Lang accanto a Højlund garantirebbe maggiore spunto nell’uno contro uno, creando spazi invitanti per gli inserimenti di De Bruyne e dei due esterni.

Abbandonare il 4-3-3 non significa rinnegare la propria identità, ma evolverla. Il successo contro il Bologna deve rappresentare il punto di partenza per questo cambio di passo: il 3-4-1-2 è la mossa tattica giusta per trasformare l’emergenza in un nuovo punto di forza come fece anche Conte scorso anno proprio dopo Bologna sfruttando le caratteristiche dei “superstiti” in rosa senza snaturare le attitudini dei singoli.

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