COPPA CAMPIONI 84-85 85-86

COPPA CAMPIONI 84-85 85-86 src=
1984-1985

Più di qualcuno sostiene che il calcio quella sera è morto ; alle 19.03 del 29 maggio 1985, crolla la tribuna Z dello stadio " Heysel" di Bruxelles spinta dalla forza bestialmente ubriaca dei tifosi del Liverpool. Uno scarso servizio d’ ordine unita ad una struttura palesemente fatiscente ( fra i vari settori la distanza era minima, tipica degli stadi anni ’30 ) causa una vera e propria tragedia : alla fine saranno ben 39 le vittime ( tutte italiane ) che giaceranno inermi con la sciarpa bianconera attaccata al collo, spinti verso la morte dal loro amore per la Juventus. Qualche tifoso inglese fu condannato anni dopo a pochi anni di reclusione, in una situazione in cui a quel punto, scovare i veri e colpevoli diventava un’ impresa praticamente impossibile. Bisognava pensarci prima; si conosceva da anni ormai la pericolosità dei tifosi britannici sotto l’ effetto stordente di fiumi di birra. Ma un anno prima l’ Uefadecise che sì, quel preistorico stadio era ancora adatto per ospitare una partita del genere, la finale della Coppa dei Campioni. Risposta : ma come si poteva prevedere una situazione del genere ? certo obbiettivamente era difficile . Ma comunque, ben nota si scoprì che era al Comune di Bruxelles, la precarietà del vecchio impianto. L’ Uefa era informata ? sia che lo fosse o no, giustificarla in questo caso diventa francamente impossibile. Si decise di giocare lo stesso, in merito al vecchio detto : " the show must go on", lo spettacolo deve continuare. Molte perplessità destarono le scene di esultanza di Platini e compagni, dopo la vittoria ottenuta per 1 -0 grazie ad un penalty trasformato dal francese, in seguito ad un fallo commesso su Boniek ( per la cronaca era fuori area ). Altrettante perplessità destarono i giri di campo con in mano la Coppa, come la negazione assoluta di Giampiero Boniperti alla richiesta di restituire il trofeo, anche solo in maniera simbolica. E’ proprio vero : a volte il tifo può essere una malattia più forte della morte, anche da parte di uno dei ( se non il più ) grandi Dirigenti italiani di sempre. In una atmosfera ai limiti del surreale, la Juventus era diventata per la prima volta Campione d’ Europa. I finlandesi dell’ Ilves, gli svizzeri del Grassophers, i cechi dello Sparta Praha, i francesi del Bordeaux le squadre superate dagli uomini di Trapattoni, prima d’ immergersi, forzatamente testimoni, nella più grande tragedia sportiva mai successa in Europa fino a quel momento. Tutto il mondo, sportivo e no, assistette sbigottito a immagini più vicina a un film di guerra che ad un avvenimento sportivo. Il gioco si era trasformato in tragedia, per molti appassionati niente sarà più come prima.

1985 – ‘86

Inevitabilmente dura è la sentenza dell’ U.E.F.A. in merito alla strage di Bruxelles; per sei anni tutte le compagini inglesi non potranno partecipare alle coppe europee . L’ embargo si concluderà un anno prima, nel 1990, ma il Liverpool dovrà attendere ancora un po’ prima di ricalcare lo scenario dei campi del vecchio continente. Dopo 16 stagioni la coppa ripresenta due squadre italiane al via ( la sorpresa Veronae l’ eterna Juventus.) e per la prima volta in assoluto nella storia delle coppe europee, ecco che arriva lo scontro fratricida fra le due formazioni negli ottavi di finale. Con qualche patema all’ andata ma perentoriamente al ritorno i gialloblù del "Mago della Bovisa", al secolo Osvaldo Bagnoli si sbarazzano dei greci del Paok Salonicco battendoli per tre reti ad una in casa, e superandoli anche in Grecia per 2 -1 ( in entrambe le gare doppietta del ciclonico danese Preben Larsen – Elkjaer), mentre i bianconeri superano agevolmente con un complessivo 9 – 1 i lussemburghesi dello Jeunesse. Nella gara d’ andata giocata in casa il Verona mette sovente a repentaglio la solidità della rete difesa da Stefano Tacconi ma il risultato rimarrà quello di partenza ( 0 – 0). Al ritorno al "Comunale" in un’ atmosfera insolitamente spettrale vista la completa assenza di pubblico ( la Juventus venne condannata a disputare due gare casalinghe a porte chiuse, sempre per i fatti dell’ Heysel) un fallo di mano l’ eclettico terzino tedesco Briegelconsente dopo venti minuti a Platini su rigore di sbloccare il risultato. All’ inizio del 2° tempo ecco il fattaccio: Serena colpisce con un pugno la palla in area, ma l’ arbitro francese Wurtzincredibilmente non concede la massima punizione. Lo stesso Serena ( poderoso centravanti anche dell’ Inter) raddoppia al 50° minuto in una classica azione di contropiede. Ovvio la rabbia dei veronesi, che ( non certo a torto) contesteranno vivacemente l’ arbitraggio, sia in campo che fuori. Le polemiche che seguiranno alla gara andranno avanti per molto, ma davvero molto tempo sui principali organi di stampa. Ai quarti la " Trapattoni Band" il Barcellona di Terry Venables, mister inglese poi anche della Nazionale che, dopo 11 anni, aveva riportato il titolo in Catalogna. Al " Camp Nou" il bunker predisposto dai bianconeri salta a nove minuti dal termine con un tiro sporco da lontano di Julio Alberto. A Torino il pur discreto Marco Pacione, sostituto di Serena, sbaglia clamorosamente tre gol ed in più Tacconi si fa sorprendere da un non irresistibile colpo di testa di Archibald, pareggiata solo nel finale del primo tempo da Platini. Vani risulteranno gli assalti di Cabrini e c. e, con molti rimpianti, la Juve deve dare l’ addio ai sogni di gloria. Gli spagnoli invece arrivati in finale, trovano nella sede amica di Siviglia ( la finale era prevista a Barcellona, ma, come già detto non si poteva più giocare in casa di una delle contendenti ) i rumeni dello Steaua Bucarest, ritenuti da tutto l’ ambiente vittime sacrificali sull’ altare della prima Coppa conquistata dai blù granata. Invece il risultato non si sblocca sino al termine dei tempi supplementari; ai calci di rigore succede un evento forse irripetibile dell’ intera storia del calcio : il gigantesco portiere rumeno Ducadam para la bellezza di 4 rigori su 4, consentendo allo Steaua di compiere un’ impresa ritenuta quasi impossibile alla vigilia. La squadra del futuro fiorentino Lacatusè ancora oggi l’ unica compagine del proprio paese ( e dell’ intera Europa dell’ est ) ad aver conquistato il trofeo più prestigioso. Per il Barcauna nuova delusione dopo la finale del 1961, ma l’ appuntamento sarà rimandato di "appena" sei anni, a scapito della Sampdoriadi Vialli e Mancini.

Translate »
error: Content is protected !!